Hanno detto

DICHIARAZIONI CELEBRI PER L’ITALIANO
Contro l’abuso dell’inglese si sono espressi tanti volti noti

I personaggi pubblici che si sono espressi contro l’abuso dell’inglese e per la promozione dell’italiano sono tanti. Di seguito riportiamo alcune citazioni che ci sembrano importanti modelli culturali da ascoltare, seguire e contrapporre a chi invece non sa far altro che ricorrere all’inglese e abusarne.

* * *

Nanni Moretti, regista.

Nanni Moretti

Trend negativo. Io non l’ho mai detto! Io non l’ho mai pensato! Io non parlo così! (…) Le parole sono importanti!

(Palombella rossa, 1989).




 

* * *

Tullio De Mauro, linguista.

Tullio De Mauro

È indubbio che lo tsunami anglicizzante va quasi guadagnando terreno nell’uso italiano: non si segnala tanto per il numero di lessemi analizzanti registrabili in un grande dizionario (…) ma per altri due aspetti: l’uso in locuzioni formali e ufficiali (education, jobs act, spending review e via governando) e la penetrazione degli anglismi nel vocabolario fondamentale e d’alto uso, dove prima c’erano solo pochi esemplari, bar, film, sport, tram, e oggi si affolla un più folto manipolo.


(“Prefazione” a Gabriele Valle, Italiano urgente, Reverdito 2016, p. 17).


Non è un fatto nuovo: da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo. Trent’anni fa e più un valoroso filologo, Arrigo Castellani, nel diffondersi di anglismi nell’uso italiano vide e diagnosticò un morbus anglicus, un virus capace di infettare e corrompere la lingua italiana. Ma del fenomeno ormai bisogna dire di più. (…) L’afflusso di parole inglesi dagli anni Ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami.

(“È irresistibile l’ascesa degli anglismi?” articolo su Internazionale, 14 luglio 2016).

* * *

Beppe Severgnini, giornalista.

Beppe Severgnini

La parola location è più inutile di mission, più urticante di vision. Gli ultimi due concetti hanno infatti un’attenuante: sono astratti. Location invece è un’indicazione fisica: vuol dire posizione, luogo, posto. Se vogliamo essere pignoli, posto adatto.

(L’italiano. Lezioni semiserie, Rizzoli, 2007, pp. 33-34).


Ogni tanto penso che, in Italia, ci siamo cotti il cervello. Poiché sappiamo cucinare, resta saporito: ma non basta. Una società che affida a una lingua straniera le tre principali novità economiche e finanziarie, qualche problema ce l’ha. Avevamo accettato (sorridendo) ‘spending review’, preferito – chissà perché – a ‘revisione della spesa’. Stavamo digerendo Jobs Act, che poi è una legge sul lavoro. Ora Quantitative Easing per dire ‘immissione di liquidità’. E poiché non era abbastanza criptico, usiamo la sigla QE, fino a ieri una nave da crociera (Queen Elisabeth, Cunard Lines). Chiedete sul tram, al mattino presto, cosa pensano del ìchiu i’ (si pronuncia così). Se vi schiaffeggiano, avranno una riduzione di pena.

(“Italians. #Apriamoli, ‘sti cancelletti!”, Corriere.it, 29 gennaio 2015).

* * *

Dacia Maraini, scrittrice.

Dacia Maraini

Sempre più spesso diventa inevitabile ricorrere ad anglicismi:
Ma la lingua è come una conchiglia che avvolge il fastidioso granello di sabbia nella saliva e lo trasforma in una perla. Se però riempiamo la conchiglia di sabbia, questa non riesce più a creare perle.
Alla lunga il rischio è quello di perdere l’integrità linguistica che è poi simbolo diretto dell’integrità di un Paese. Non dobbiamo scordarci infatti che uno degli elementi imprescindibili per il mantenimento dell’identità di un Paese è la lingua.

(Da una lezione agli studenti del liceo Volta di Como, 2017).

* * *

Gian Luigi Beccaria, linguista.

Gian Luigi Beccaria

Se puntiamo su una lingua diversa dalla materna come lingua delle tecnoscienze, assisteremo a un nostro rapido declino come società colta. L’italiano, decapitato di una sua grossa parte, decadrà sempre più a lingua familiare, affettiva, dialettale, straordinariamente adatta magari per scrivere poesia ma incapace di parlare ai non specialisti di economia o di architettura o di medicina.

(Gian Luigi Beccaria e Andrea Graziosi, Lingua madre. Italiano e inglese nel mondo globale, Bologna, Il Mulino, 2015, p. 116).

* * *

Elio (delle Storie tese), musicista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Elio-Storie-Tese.jpg
Elio

Uaired, sì, scritto come lo leggiamo in italiano. Sono contro gli anglicismi inutili.

(A proposito del romanzo scritto con Franco Losi, Uaired, La nave di Teseo, 2018).



C’è l’altra storia che mi irrita sempre, quella del junior pronunciato all’inglese. Cioè un termine che parte dal latino, va in America, si trasforma e torna: e noi qui come dei c…, a dire giunior.

(“La fantascienza di Uaired: gli alieni secondo Elio”, Corriere del Veneto, 31 gennaio 2019).

* * *

Annamaria testa, pubblicitaria promotrice della campagna “Dillo in italiano”.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Annamaria-Testa-877x1024.jpg
Annamaria Testa

La nostra lingua è un bene comune. È un patrimonio di cultura, di bellezza, di storia e di storie, di idee e di parole che appartiene a tutti noi, che vale, che ci identifica come individui, come cittadini e come Paese. Dovremmo averne cura.

(“Prefazione” ad Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano, Hoepli 2017, p. XI).

* * *

Corrado Augias, giornalista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Corrado-Augias.jpg
Corrado Augias

Spending review, service tax, ministero del Welfare (…) esempi grotteschi unici al mondo. Ma siamo diventati matti? La regola sarebbe che quando parli una lingua la devi usare tutta, idem se ne parli un’altra.

(“Quel goffo cosmopolitismo linguistico”, La Repubblica, 24 ottobre 2013).

* * *


Claudio Marazzini, linguista, presidente dell’Accademia della Crusca.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Claudio-Marazzini.jpg
Claudio Marazzini

Non ci serve una classe dirigente che, per affrontare i problemi dell’Italia, abbia la testa soltanto rivolta verso l’estero. Non ci serve una classe dirigente malata di inguaribile esterofilia provinciale. (…) Occorre smetterla di disprezzare l’italiano, di avvilirlo e di metterlo da parte, di contrapporgli un’internazionalizzazione autolesionista. Occorre smetterla di introdurre leggi e norme che tendono a ridurre il ruolo della nostra lingua.

(L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua, Rizzoli 2018, pp. 138-9).

* * *

Aldo Busi, scrittore.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Aldo-Busi-1.jpg
Aldo Busi

Spending review: Perché non dire ‘taglio alla spesa’, non è una parola meravigliosa? Lo capisce anche una casalinga. E la ‘legge sul lavoro’ non è meglio del Jobs act? Il profilo intellettuale di chi usa questi termini inglesi è bassissimo.



(“Aldo Busi su verybello: ‘Attenti al fighettismo linguistico. Per Expo? Apro una fiaschetteria’”, Corriere.it, 27 gennaio 2015).

* * *

Renato Carosone, musicista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Renato-Carosone.jpg
Renato Carosone

Comme te po’ capì chi te vò bene
si tu le parle ‘mmiezzo americano?
Quando se fa l ‘ammore sotto ‘a luna
come te vene ‘capa e di: ‘i love you!?’
Tu vuò fa l’ americano mmericano! Mmericano!
Ma si nato in Italy!
Siente a mme non ce sta’ niente a ffa…


(“Tu vuò fà l’americano”, di Brian Setzer e Renato Carosone, 1956).

* * *

Enrico Mentana, giornalista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Enrico-Mentana.jpg
Enrico Mentana

È stato varato piano di aiuto per chi si prende cura delle persone gravemente inferme che si trova in casa. Si usa un termine terrificante inglese, caregiver, ma cercheremo di non usarlo mai, questa è una promessa che vi facciamo, perché non è difficile dire un aiuto, una sovvenzione, un’indennità per chi si occupa, per chi si prende cura, per chi bada alle persone inferme, lo possiamo dire molto più chiaramente in italiano.

(Telegiornale di La7 delle ore 20, 27 novembre 2017).

* * *

Maria Luisa Villa, immunologa.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Maria-Luisa-Villa.jpg
Maria Luisa Villa

Possiamo permetterci di abbandonare l’italiano come lingua viva nella comunità nazionale, consegnando il dibattito sui temi della scienza a un linguaggio diverso da quello primario? Non abbiamo invece il compito di preservare l’uso dell’italiano scientifico per permettere un livello di comprensione pubblica sufficiente perché tutti possano godere dei diritti, ed esercitare i doveri di buon cittadino?


(L’inglese non basta. Una lingua per la società, Bruno Mondadori, 2013., p. 7).

* * *

Luca Serianni, linguista.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Luca-Serianni.jpg
Luca Serianni

Vent’anni fa ero più ottimista riguardo alla questione degli anglicismi: ritenevo che il prestito fosse un problema fisiologico e che il tasso di parole inglesi non adattate non fosse così alto. Adesso vedo che il numero comincia veramente a essere un po’ invadente, soprattutto rispetto alla capacità di metabolizzazione.

(“Gli anglicismi minacciano l’italiano? Quattro chiacchiere con Luca Serianni”, The Huffington Post, 24 febbraio 2015).


Una lingua che rinunciasse a esprimersi in aree culturalmente centrali, come la scienza e la tecnologia, sarebbe destinata a diventare nell’arco di pochi anni un rispettabilissimo dialetto: adatto alla comunicazione quotidiana e alla poesia, ma inadeguato a cimentarsi con la complessità del presente e con l’astrazione propria dei processi intellettuali.

(“Conclusioni e prospettive per una neologia consapevole”, Firenze, Società Dante Alighieri, durante il convegno del 25 febbraio 2015).

* * *

Riccardo Muti, direttore d’orchestra.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Riccardo-Muti.jpg
Riccardo Muti

Riccardo Muti: La lingua italiana, la nostra lingua, la più bella lingua del MONDO!
Raffaella Carrà: Assolutamente, son daccordo, non si arrabbi!
Riccardo Muti: Non mi stavo arrabbiando con, lei mi stavo arrabbiando con quelli che inglesizzano. Tant’è vero che io quando provo con i cantanti… e dico… allora questa cosa va così…? E allora la risposta è OK! E io fermo. Perché dobbiamo dire OK quando noi abbiamo Dante che ha detto il dolce paese dove il suona…?

Riccardo Muti intervistato da Raffaella Carrà: “A raccontare comincia tu”, Rai3, giovedì 18 aprile 2019 (21:20).

* * *

Giulia Bongiorno, Ministra della pubblica amministrazione del Governo Conte.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Giulia-Bongiorno.jpg
Giulia Buongiorno

Nei primi giorni da Ministro mi sono stati sottoposti alcuni fascicoli definiti dossier – dai quali emergeva che i problemi più urgenti da affrontare erano:
1) il blocco del turnover;
2) l’inadeguata valutazione della performance dei dirigenti;
3) il digital divide;
4) la scarsa applicazione (…) dello smart worlcing;
4) l’uso improprio del badge per entrare nel luogo di lavoro.
Per affrontarli avrei dovuto partecipare a numerosi meeting; inoltre, mi si rendeva noto che il budget a mia disposizione era – purtroppo – limitato.
Amo l’inglese (…) Eppure credo sia sbagliato, e fuorviante, accettare questa sostituzione della lingua italiana; parlo di sostituzione perché l’uso reiterato delle parole inglese fa sì che a volte il corrispettivo italiano si perda. Dunque dico basta, con forza, a questo ibrido che forse vorrebbe far sembrare l’italiano più moderno, ma in realtà lo sta svilendo.

(Lettera aperta del 19 dicembre 2018 per denunciare l’abuso dell’inglese nel linguaggio amministrativo).

* * *

Felix Krull, personaggio letterario di Thomas Mann.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Felix-Krull.jpg
Felix Krull
(di Thomas Mann)

Son veramente innamorato di questa bellissima lingua, la più bella del mondo. (…) Sì caro signore per me non c’è dubbio che gli angeli nel cielo parlano italiano. Impossibile immaginare che queste creature del cielo si servano di una lingua meno musicale.

(Thomas Mann, Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull, 1954).


* * *

Giorgio Pagano, segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Giorgio-Pagano.jpg
Giorgio Pagano

Dalla mezzanotte di sabato ho iniziato uno sciopero totale, della fame e della sete, per l’uso della lingua italiana in Italia. Martedì 11 marzo ci sarà la prima udienza del Ricorso al Consiglio di Stato n. 5151 del 2013 presentato dal Politecnico di Milano e avallato dal MIUR nella figura del Ministro protempore, perché sia lecito a quel politecnico vietare l’uso della lingua italiana in tutte le lauree magistrali. Sessanta milioni di italiani in Italia. Ottanta milioni di italiani nel mondo, la maggiore diaspora dopo quella cinese – che, però, hanno una popolazione di oltre un miliardo e trecento milioni – e nessuno in politica, né a destra né a sinistra, ha sentito e sente il bisogno di denunciare la fine che si vuol far fare al bene immateriale massimo e più prezioso di questi 140 milioni di persone: la lingua e la cultura italiana.

(Dichiarazione del 2014).

* * *

Diego Fusaro, filosofo.

Diego Fusaro

Contro la neolingua anglofona dei mercati mondializzati – che, come il “newspeak” di Orwell, viene ogni giorno impoverendosi tendendo di fatto all’afasia dei “tweet” e degli “sms” –, occorre reagire con coscienza e discernimento rivalorizzando la “veterolingua” nazionale, contro la quale da tempo si scagliano con furore i poliorceti del mondialismo con incoscienza felice. I quali, distruggendo le lingue nazionali, aspirano in pari tempo ad annichilire le culture e le storie dei popoli sull’altare del piano liscio asimbolico, aprospettico e aculturale del “one world” (e sempre più “one word”) del mercato globale.
Ecco perché oggi parlare la propria lingua nazionale è un gesto rivoluzionario.

Interesse nazionale, 1 dicembre 2017.