Giornalista

I mezzi d’informazione, che siano su carta stampata, televisione, radio o in Rete, ricoprono un ruolo fondamentale nella diffusione delle parole – in particolare i neologismi derivanti dall’attualità – e di conseguenza nella “creazione” della lingua.
Se il giornalismo è la tua professione, hai la possibilità di influire molto sulla formazione dell’italiano di oggi e dei prossimi anni.

I media italiani (e italofoni in generale) sono caratterizzati da una sempre maggiore quantità di anglicismi, che spesso arriva al punto di rendere oscura la comprensione dell’informazione da parte dei lettori o degli ascoltatori.

In questa pagina trovi alcune idee per cercare di limitare l’uso degli anglicismi ed ottenere maggiore chiarezza e trasparenza. Se vuoi partecipare attivamente alla creazione di nuove idee ti invitiamo a diventare un Attivista dell’italiano e partecipare alla nostra comunità.

Il primo suggerimento che ti diamo è quello di utilizzare parole italiane esistenti, già presenti nell’uso comune. Non necessariamente parole singole, ma anche termini composti o brevi perifrasi. Guardando l’immagine più sopra, prendiamo l’esempio di lockdown, riferito all’emergenza Covid-19. Fino a quando l’epidemia non aveva toccato Paesi anglofoni, in Italia si parlava tranquillamente di blocco. Il lockdown è semplicemente una chiusura, blocco, blocco totale.

Obiezioni:

  • La parola italiana non rende esattamente il concetto
    E forse è giusto che sia così. Ogni lingua esprime i concetti a modo proprio, cogliendone magari sfumature diverse. Se ci troviamo a dover tradurre un’idea “nata in inglese” la cosa migliore è provare a capire di cosa si tratta e pensare liberamente a come renderla in italiano. Il light bulb in italiano non è rimasto un anglicismo e non è neanche diventato “bulbo luminoso”, ma invece “lampadina”, una piccola lampada.
  • La parola italiana è troppo lunga
    Questa obiezione viene sollevata spesso riguardo ai titoli, nei giornali e soprattutto in Rete. Intanto non è sempre vero: action movie conta 11 lettere, come film d’azione. Dove lo è, valutiamo di accorciare un’altra parte del titolo, e chiediamoci se il criterio del numero di caratteri deve per forza prevalere su quello dell’immediatezza del messaggio.
  • La parola italiana non fa presa sul pubblico
    Difficile stabilire cosa attragga i lettori e cosa no, soprattutto se si somministrano loro solo anglicismi. Fino a qualche anno fa dire che un evento aveva fatto il “tutto esaurito” impressionava immediatamente, senza necessità di usare “sold out”.
  • Voglio utilizzare un termine che sia internazionale
    Bisogna mettersi d’accordo sul significato di “Internazionale”. Molti termini inglesi in uso in italiano non vengono usati in altre lingue. Uno degli esempi classici è il computer, che in spagnolo si chiama computadora, in francese ordinateur e in portoghese ordenador; un altro è il GPPR, che in tutti gli altri Paesi europei di lingua latina è RGPD (Regolamento generale sulla protezione dei dati). E ancora l’AIDS, che in Francia, Spagna, America Latina e Portogallo è la SIDA (sindrome da immuno-deficienza acquisita).

Risorse:
Puoi trovare suggerimenti di alternative a migliaia di anglicismi comuni sul dizionario AAA.

Sebbene ultimamente i neologismi vengano spesso definiti “orrendi” (al contrario dei seducenti anglicismi) essi sono assolutamente normali in tutte le lingue. E lo erano anche in italiano, fino a pochi anni fa. Un metodo normale che la lingua ha di arricchirsi ed evolversi. 

Obiezioni:

  • Suonano strani
    Ciò che è nuovo risulta spesso un po’ strano. Più lo si utilizza e lo si diffonde e più presto diventerà di uso corrente. I giornalisti possono velocizzare molto questo processo inserendo un neologismo nei propri pezzi.
  • Sono poco comprensibili
    Vale quanto scritto sopra: ciò che è nuovo ha bisogno di tempo per farsi conoscere. Un neologismo italiano, in ogni caso, spesso tende ad assomigliare a parole già note, o ne è composto. Questo ne facilita la comprensione: è piuttosto facile capire che un’apericena è qualcosa che unisce la cena e l’aperitivo. 

Se il termine inglese è l’unico in uso o indubbiamente il più diffuso, si è in qualche modo costretti ad usarlo. Puoi comunque decidere di affiancarlo ad una perifrasi in italiano o a una piccola spiegazione che lo contestualizzi. Questo restituirà chiarezza rispetto a un anglicismo inserito crudo all’interno della frase.