Qual è il problema?

La quantità di anglicismi in circolazione nella lingua italiana, insieme alla frequenza e alla rapidità con cui si diffondono, stanno snaturando l’idioma delle “genti del bel paese là dove ‘l sì suona” (Dante, Inf. XXXIII, 79-80).

Negli ultimi 30 anni le parole inglesi sono più che raddoppiate nei dizionari (se ne contano ormai almeno 3.500) e il loro abuso ha colonizzato interi linguaggi di settore (informatica, lavoro, economia, tecnologia, moda…). Per esprimere ciò che è nuovo si ricorre quasi sempre all’inglese “crudo”, senza tradurre, senza adattare e italianizzare. Dallo spoglio dei dizionari risulta che la metà dei neologismi del nuovo Millennio è in inglese e in questo modo la nostra lingua è sempre meno adatta a parlare di ciò che è nuovo e si trasforma in “itanglese”, si riempie di “corpi estranei” che violano il nostro sistema di scrittura e di pronuncia. Davanti al proliferare dell’inglese, le nostre parole regrediscono perché vengono utilizzate sempre meno, e in molti casi suonano sempre più antiquate e sempre meno utilizzabili, fino a morire.

Qual è la soluzione?

Poiché “la lingua la fa chi la parla”, gli attivisti per l’italiano si impegnano a evitare gli anglicismi inutili, a sostituirli (o ad affiancarli, quando non è opportuno o possibile) con le parole della nostra bellissima lingua, per farle circolare, diffonderle e impedire che cadano in disuso.
Gli attivisti dell’italiano non si vergognano della nostra lingua, non hanno alcun complesso di inferiorità nei confronti dell’inglese, non credono che “essere internazionali” significhi mescolare l’inglese e l’italiano in un ibrido mostruoso (l’itanglese). Tutto questo significa essere provinciali. Per essere internazionali dovremmo invece guardare a quanto avviene per esempio in Francia o in Spagna dove la lingua è considerata un patrimonio culturale da tutelare, come si tutela l’arte, la storia, la bellezza, la biodiversità, la gastronomia e tutte le eccellenze e le peculiarità che sono una ricchezza e un valore.

Diventa attivista per l’italiano!

Per saperne di più leggi il nostro Manifesto e, se sei d’accordo, unisciti a noi e sostienici: per diventare attivista per l’italiano basta lasciare un indirizzo di posta elettronica e impegnarti a fare almeno una cosa concreta, anche un piccolo gesto simbolico, da mettere in pratica con le azioni di tutti i giorni.